Creator Economy: cosa è oggi e cosa sarà domani

La Creator Economy, o Passion Economy, è un modello economico che consente a individui – detti creator – di monetizzare contenuti originali attraverso piattaforme digitali.

Concepita negli anni 2010, questa nuova micro branca dell’economia è esplosa durante la pandemia, diventando un fenomeno globale che continua a evolversi e destinato a seguire le veloci evoluzioni del web.

I creator possono spaziare da influencer su Instagram a youtuber, streamer, podcaster e formatori online, tutti accomunati dalla possibilità di trasformare le proprie aree di expertise, siano essere professionali o precedentemente hobby, in fonti di reddito.

Indotto medio della Creator Economy

creator economy - creator al lavoro

Nel 2023, il valore della Creator Economy globale è stato stimato a circa 250 miliardi di dollari e si prevede che raggiungerà i 480 miliardi entro il 2027.

Secondo un’analisi di Stripe, riportata dal Sole 24 ore, il fenomeno è ben lontano dalla “fossa di disillusione” e nel 2023 continua ad avere gli stessi ritmi di crescita del 2020.

Attualmente, sono oltre 300 milioni i creator attivi nel mondo, e tra le piattaforme più influenti si annoverano Youtube, piattaforme web come blog e, contrariamente a quanto si possa credere, Patreon e OnlyFans generano più indotto dei popolarissimi TikTok e Instagram, perché consentono guadagni diretti attraverso le sottoscrizioni.

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Indotto della creator economy in Italia

In Italia, la Creator Economy è principalmente alimentata dall’Influencer Marketing, settore che ha raggiunto un valore di 323 milioni di euro nel 2023, inserendosi in un mercato sperimentale più ampio che include branded content e sponsorizzazioni, del valore complessivo di 4,2 miliardi di euro. In aumento del 45% dal 2021, questo settore sta vivendo una crescita sostenuta, con particolare rilievo per il micro-influencing, dove creator con meno di 100.000 follower producono oltre il 63% dei contenuti sponsorizzati su Instagram​.

Recenti questioni come il Pandoro Gate, lungi dal far cadere un castello di carta, che di carta non è, non ha che aumentato la consapevolezza, per brand e micro-creator, dell’impatto della creator economy su vendite e curve di affezione ai brand e, soprattutto, dell’importanza delle tutele legali e contrattuali, sia per brand che per creator. Leggi l’approfondimento sul Sole 24 ore.

(Cosa è il Pandoro Gate? è il nome comunicativo dato al contenzioso sollevato dall’associazione Codacons nei confronti dell’Influencer Chiara Ferragni e dell’azienda Bauli, a seguito di informazioni fuorvianti date ai consumatori durante una campagna di promozione di un Pandoro, versione brandizzata Chiara Ferragni. Il messaggio divulgato promuoveva un’azione di beneficienza derivante dalle vendite del prodotto, mentre l’azione di Beneficienza da parte di Bauli non risultava legata alle vendite. Il procedimento è ancora in corso.)

Futuro della creator economy

Il futuro della Creator Economy appare promettente ma con sfide.

L’evoluzione tecnologica e le nuove forme di monetizzazione, come i pagamenti basati su criptovalute e intelligenza artificiale, stanno ampliando le possibilità per i creator di diversificare le fonti di reddito e raggiungere mercati internazionali.

Tuttavia, non tutti i creator riescono a ricavare un salario di sussistenza: solo il 2,8% dei creator negli Stati Uniti ha una rendita sufficiente a vivere della propria attività online​, ancora inferiore è la percentuale in Italia. Ad oggi, tuttavia, i dati sono ancora scarsi principalmente perché complessi da rilevare.

Perché i creator per hobby, cioè coloro che non guadagnano e non hanno progetti di guadagno con i propri contenuti, sono esponenzialmente maggiori rispetto a quelli che ne hanno creato un modello di business in modo consapevole e pianificato. Siamo ancora in un momento storico in cui “si inciampa nella carriera di creator” in modo non strutturato.
Per non parlare del fatto che, tra i micro influencer, o i “creator part time”, c’è ancora una spaventosa percentuale di sommerso.

C’è inoltre la componente di “illusione” da Sogno Digitale, il nuovo Sogno Americano.
I giovanissimi che si approcciano alla carriera di Creator lo fanno spesso abbagliati da un modello non realistico e non sostenibile di guadagni facili, ignorando la componente lavorativa vera e propria, ancora poco narrata.

In Italia, parlare di partita iva e inquadramento fiscale è ancora tabu per parte anche molto giovane di popolazione, e questo è un tarlo nazionale da guarire, prima di far decollare realmente questa nuova branca dell’economia.

Subentra poi, anche, una componente di studi ancora carenti sulla psicologia del lavoro per i creator: contatto costante con dispositivi e meccanismi algoritmici creati appositamente per generare dipendenza, cicli dopaminici del tutto compromessi.

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